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Caldaie a gasolio

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Caldaie a gasolio

a cura del Per. Ind.le Luciano Sancassani

Fin verso alla fine degli anni 70, quando la metanizzazione non aveva ancora raggiunto una capillare distribuzione su buona parte del territorio nazionale e gli impianti a g.p.l. non avevano ancora preso piede (per effetto di oggettive difficoltà logistiche quali la necessità di bomboloni esterni etc.), le caldaie alimentate a combustibili liquidi (gasolio o nafta) rappresentavano in molti casi una scelta obbligata per la realizzazione degli impianti termici in molti edifici.

Date le dimensioni richieste da detto tipo di generatore e la sua rumorosità nel funzionamento, necessitava avere a disposizione un locale (centrale termica) ove confinare l’apparecchiatura, e ciò, se era ed è tutt'ora obbligatorio per potenze superiori a 34 Kw. (30.000 Kcal/h.) si rendeva comunque necessario anche per piccole caldaie unifamiliari.
Questo tipo di caldaia, è essenzialmente costituita da un corpo caldaia con la relativa camera di combustione, realizzato generalmente in acciaio o ad elementi di ghisa, da un bruciatore e da un mantello per ridurre le dispersioni termiche verso l’esterno.
Le caldaia a gasolio, possono essere con bollitore incorporato o con bollitore separato.
Nelle prime il bollitore, generalmente per caldaie unifamiliari di capacità dell’ordine dei 200 lt. è inserito nel mantello del generatore di calore, nel secondo caso il bollitore è invece separato dal corpo caldaia.
Le prime si differenziano generalmente dalle seconde per il minore ingombro necessario.
Il bruciatore di gasolio risulta quasi prevalentemente essere del tipo ad aria soffiata. Il gasolio a mezzo di una piccola pompa dedicata, viene prelevato dalla cisterna (generalmente interrata) e tramite adeguati artifizi viene nebulizzato con l’aria comburente generalmente prelevata dal locale ove si trova il generatore e quindi insufflata entro la camera di combustione della caldaia ove avviene la combustione vera e propria.
Per il suo funzionamento la caldaia a gasolio ha necessità di un serbatoio (cisterna) generalmente interrata ove stoccare il combustibile in attesa dell'utilizzo.
Essendo il combustibile utilizzato (gasolio e ancor più nafta) non privo di impurità e sostanze pesanti, difficilmente si riesce ad ottenere una combustione "pulita", la caldaia alimentata a gasolio necessita infatti di una manutenzione assai più frequente di una caldaia funzionante a gas (metano o g.p.l.).
Di ritorno, in questo tipo di combustibile risulta esservi una minore pericolosità rispetto all’utilizzo dell’alimentazione a gas che, per effetto di guasti accidentali può saturare il locale con grave pericolo di scoppio. Nel caso di alimentazione a gasolio sussiste comunque il pericolo di incendio legato alla infiammabilità del combustibile.
L’aumento del prezzo dei prodotti petroliferi e dei suoi derivati compreso il gasolio e la nafta, le rigide normative antiinquinamento, la metanizzazione diffusa, il minore ingombro delle caldaie a gas e la sileziosità di queste ultime, ha orientato ove possibile, il mercato verso la realizzazione di impianti alimentati a gas limitando in tal modo la gli impianti a gasolio.
Altro fattore di scelta dei combustibili gassosi ripetto al gasolio à da ricercarsi nella necessità di minore manutenzione (anche se comunque periodicamente obbligatoria) ed al fatto che il gasolio deva prima essere acquistato, quindi pagato e poi consumato, contrariamente al gas metano che prima viene consumato e poi pagato.

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